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Vigevano, “arte” in castello: il re è nudo, ma nessun bambino glielo sta dicendo

Castello di Vigevano, un gioiello di arte urbanistico-militare fin troppo dimenticato e pochissimo portato alla ribalta. Il maniero medioevale avrebbe di che vantarsi nei percorsi turistici lombardi, come la vicina Piazza Ducale, la Torre e il complesso della Sforzesca, non certo per la presunta arte che riecheggerebbe – secondo alcuni – dalla presenza di rotoballe di paglia poste a “icone naturali” nel grande cortile.

Senza nulla togliere alla vena artistica di chicchessia, le rotoballe sono assai chiare evoluzioni della tecnica agronomica di conservazione, la stessa che ha consentito di passare dalla forca al rotoimballatore: i suoi profumi, le sue pungenti pagliuzze null’altro sono che i “sentiment” della natura, che derivano da configurazioni cilindriche e condensate di estesi residui di colture. Ebbene fare di questo una cultura appare iperbolico, così come di limitatissimo uso intellettuale. E’ ben vero che qualcuno è diventato famoso “incartando” palazzi e monumenti, così come idilliaco è diventato un ponte di plastica “poggiato” sull’acqua, ma se tornasse in vita Leonardo forse avrebbe molto da ridire. Anzi no, basterebbe un bambino a mettere fine al miraggio, come nella fiaba di Christian Andersen in cui si racconta “degli abiti nuovi dell’imperatore”.

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