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Marie Curie, un genio al femminile compreso in ritardo

«Sono di quelli che pensano che la scienza abbia in sé una grande bellezza. Uno scienziato nel suo laboratorio non è soltdownloadanto un tecnico: è anche un fanciullo posto in faccia ai fenomeni naturali, che lo impressionano come in una fiaba»

È difficile conciliare la versione che la Storia ci ha tramandato di Marie Curie – austera e perfezionista, china sul tavolo del laboratorio in un logoro abito nero – con l’immagine di un bambino con gli occhi sgranati dalla meraviglia. Eppure queste e molte altre anime convissero nella prima scienziata Premio Nobel per la fisica nel 1903 e per la chimica nel 1911 (tra le sole due persone ad averne ricevuti due in discipline diverse), costretta a sfidare pregiudizi di ogni genere, mentre combatteva una personale battaglia contro la depressione.

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Fragilità e genialità furono aspetti finemente intrecciati nella vita della chimica e fisica polacca nata 150 anni fa, la cui esistenza, riletta al di là del mito, appare sorprendentemente moderna.

 

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