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Pavia città dei saperi

Pavia era stata etichettata quale città della salute e città dei saperi, almeno così l’avevano definita sia l’allora sindaca Piera Capitelli che l’allora governatore della Lombardia Roberto Formigoni. Sembra ieri ma invece era proprio ieri. Uno ieri che fa a schiaffi con la realtà, ma che ha tanta gente ancora nostalgica, a garanzia di quelle etichette che non si sa bene cosa in effetti siano o a che medaglie si riferiscano.

Lasciamo stare il seguito a quante frasi “ecatombali” hanno fatto da corona a quelle definizioni che non osiamo nemmeno virgolettare, tanto sono segnate da una quanto mai sfiga per battaglie irreali. Andiamo al presente.

Belluno e Trento sono le città e le province in cui la qualità della vita è migliore: lo ha pubblicato un autorevole giornale e tutti si sono accodati a rilanciarne i prospetti. E’ così? Stando alla vulgata è così.

E allora facciamo anche noi i sapientoni, tanto siamo pavesi.

Belluno è un capoluogo alpino con un pochino di pianura e molta collina. Nella zona di Feltre, città storica che ha dato “qualcuno” anche a Pavia, si coltivano grano, patate e vite. Tra le valli ad Est della Marmolada, nel Comelico e nel Cadore è fiorente l’industria dell’occhialeria (Luxotica); più a Ovest, ci sono le Dolomiti, con Cortina, Auronzo, Alleghe e Arabba, ai piedi del Pordoi. Qui il turismo è di casa, e che turismo!

Belluno è collegata ai centri metropolitani da un’autostrada bella e buona, con una diramazione che arriva a Ponte nelle Alpi, da una ferrovia su cui viaggiano le Frecce da Milano a Calalzo di Cadore, da due strade primarie per l’Agordino e per Padova-Vicenza. Nonostante la fine leva, Belluno, oltre al Piave, ha ancora caserme militari attive, spazi ideali per anziani, tante ciclabili e scuole secondarie di buona fama.

La provincia di Belluno ha anche un termovalorizzatore. La Dolomiti Ambiente gestisce per conto della Provincia di Belluno l’impianto di trattamento rifiuti in località Maserot di S. Giustina dalla fase di ristrutturazione iniziata nel 1998. L’impianto è costituito da una linea per il trattamento meccanico-biologico del rifiuto secco indifferenziato e una linea per il trattamento biologico della frazione organica da raccolta differenziata. Nel corso del 2011 quest’ultima linea è stata implementata con la realizzazione di un impianto di digetsione anaerobica per la produzione di biogas.

Trento è il capoluogo del Trentino; la sua provincia è terra dei più prestigiosi spumanti italiani e patria delle mele. Nessuno nel Belpaese ha un patrimonio vitivinicolo e frutticolo da paragonare. Ma non è solo quello: Trento ha una prestigiosa università, ha un polo logistico immediatamente limitrofo tra i più grandi d’Italia (secondo solo a Verona), è servita da un’autostrada, da un ferrovia transnazionale ed è attraversata da una grande tangenziale che collega la Valle dell’Adige alla Valsugana. A Trento si svolge il Festival dell’Economia, ma il Trentino è anche la meta turistico-invernale per eccellenza: Val di Fiemme, Val di Fassa, Val Rendena, Val di Non, Val di Sole, con centri come Cavalese, Moena, Pozza, Canazei, Marilleva, Folgarida, Madonna di Campiglio, Dimaro, Pejo, Fai della Paganella, Molveno,…

Dal punto di vista legato al trattamento dei rifiuti, la provincia di Trento ha fatto un percorso diverso da Belluno. Dopo aver valutato gli aspetti legati alla raccolta differenziata, Trento ha deciso di rinunciare al proprio inceneritore, pensando di indirizzarsi sul miglior funzionamento del termovalorizzatore della vicina Bolzano. A gennaio 2017 la firma degli assessori provinciali Richard Theiner e Mauro Gilmozzi. “L’intesa siglata è il risultato di una consolidata buona collaborazione fra le Province di Bolzano e Trento”, concordano gli assessori all’ambiente. Secondo l’accordo, la Provincia di Trento conferisce da gennaio fino a 20 mila tonnellate l’anno di rifiuti urbani all’inceneritore di Bolzano (pari all’10% della capacità dell’impianto, che corrisponde a circa 200 mila tonnellate).

Belluno in un modo, Trento in un altro, ma tutto insegna e tutto fa capire parecchio anche in fatto di vivibilità, di progresso e di sostenibilità del territorio. Chi ha impianti di trattamento rifiuti nel proprio intorno non per forza o per ragione finisce nell’inferno degli incivili e dei “disastrati”, anzi, forse riesce a rivalutare appieno le proprie energie e le proprie risorse, ridistribuendo un valore aggiunto alla gente che lì ci vive. Non lo diciamo noi, lo dicono i media nazionali a cui tutti fanno sacrosanto riferimento.

E Pavia, città dei saperi? Chissà se certe cose le sa veramente.

 

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