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Togo, appunti di viaggio di un giovane medico

Presentato in Croce Rossa a Voghera il libro di Antonio Azzinaro che sostiene la Onlus “Medici in Africa”

“Molti hanno l’idea che un medico va in Africa per fare esperienza, invece si va in Africa per portare il nostro saper fare e poter aiutare quelle popolazioni, dove esistono tanti casi difficili da trattare, dove ci sono ospedali senza attrezzature adeguate e dove chi non ha i soldi per pagare un intervento è costretto a rinunciarvi”.

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Così Antonio Azzinaro, oggi medico chirurgo all’ospedale di Voghera, ha illustrato la sua esperienza in Togo di fronte ad un numeroso pubblico arrivato in Croce Rossa a Voghera per assistere ad una serata speciale, partita con una sfilata di abiti togolesi e proseguita con foto, video, documentazioni e la presentazione del libro “Togo, appunti di viaggio di un giovane medico”, edito da Eidon. “Quando ho vissuto quell’esperienza, nel 2008, ero medico specializzando presso la Scuola di Chirurgia Generale dell’Università di Genova e socio dell’Associazione onlus Medici in Africa, fondata da alcuni medici che hanno maturato esperienze in campo sanitario in diversi Paesi dell’Africa, America Latina e dell’Asia – racconta Antonio Azzinaro -. Sono partito il 6 Aprile 2009 all’alba con il prof. De Salvo dall’aeroporto di Genova, a Parigi abbiamo incontrato altri nostri due compagni di viaggio, Ida e Vittorio, ginecologa e urologo, e siamo ripartiti in volo per Lomè. Da lì spostamento in auto per Datcha, destinazione ospedale St. Joseph. Abbiamo incontrato Suor Stella, con lei abbiamo fatto un giro prima in chirurgia e poi in maternità. Quando abbiamo terminato il nostro primo intervento fuori era già buio e siamo rientrati presso le nostre stanze muniti di torce, per evitare, durante il tragitto di calpestare scorpioni e serpenti. Di situazioni difficili ne abbiamo superate tante. E purtroppo arrivavano pazienti in ospedale anche mutilati, per essersi fatti curare dai cosiddetti “stregoni dei villaggi”, che curano le malattie con erbe considerate magiche ma che alla fine provocano l’effetto contrario. Abbiamo operato di tutto, anche neonati di pochi giorni, ed fa davvero rabbia vederli morire anche per una occlusione intestinale. Lì non ci sono anestesisti dedicati, specializzati, una rianimazione neonatale..abbiamo dovuto portare pazienti in sala operatoria senza una banale radiografia, figuriamoci cosa significa..e che dire di quel paziente con ernia inguinale che è arrivato in ospedale portato dai parenti su una carriola dopo una odissea di 10 giorni e non poteva sostenere neppure le spese per le garze e l’intervento, e quindi è stato costretto a tornare al suo villaggio..perchè lì purtroppo chi non ha i soldi non può farsi curare..Ecco perché perché questa onlus Medici in Africa viene in aiuto a questa popolazione, con personale medico ed infermieristico che sacrifica i giorni di ferie, anche d’estate, per recarsi là con una equipe specializzata e mettersi a disposizione per un mese o anche di più”.

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Durante la serata ha portato la sua testimonianza anche Byby Lucette, infermiera dell’ospedale di Voghera, proveniente da Lomè, in Togo:  da anni aiuta la sorella Suor Vittoria a raccogliere fondi per il suo progetto “Maison de Bethanie”, una casa dell’accoglienza per un centinaio di ragazzi orfani o abbandonati. Byby durante l’anno organizza mercatini ed eventi in Oltrepò proprio per poter raccogliere il denaro da inviare alla sorella per poter assicurare il cibo e le cure a questi bambini. Suoi gli abiti africani indossati da alcuni volontari C.R.I. per una sfilata colorata e variopinta, nel segno dell’amicizia e della solidarietà tra il popolo italiano e quello togolese.

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