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Litigi e discussioni da cortile, ma Pavia merita altro. Soprattutto in Consiglio comunale ci sia gente più preparata

Alt, ci si fermi qualche mese e poi si riprenda con coraggio e sapore. Pavia, città di tutto e di niente, perché così è se vi pare. La storia della città affonda nei secoli e anche nel marasma: così come è rappresentata oggi è un nulla insipiente. Si discute e ci si lagna per uno spintone, ma a capo delle grandi cose non  arriva il bel che minimo di niente.

Secoli addietro, dopo i Longobardi, i franchi predissero tumuli di cenere, ma forse neanche i “paladini” avrebbero potuto attingere a tanta ipocrisia, mascherata dalla salamoia dei partiti, dei conti elettorali, dei meno che meno eletti laddove c’è il nerbo del palazzo. Le vicende di Asm e le storie delle “famiglie”, il menefreghismo di chi ha nel cassetto una tessera elettorale, le quote infinite lasciate in mano a Confcommercio e alla Fondazione bancaria e chi le gestisce, sono un sonnifero perenne per una città che ha avuto il vanto di essere capitale e che ora fa solo da prestito capitale.

Andando al futuro, che si spera non troppo lontano, ci sia la volontà da mandare avanti gente che capisce, che serve, che abbisogna; gente più preparata, che vada al di là di spinte e cadute, perché in giro c’è molto di più di un gioco a perdere.

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