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Candidature per politiche e regionali, adesso nel centrodestra la questione si complica

Con l’accordo di Arcore cadono tante ambizioni e diminuiscono anche alcune certezze. Ora la situazione nel centrodestra, non solo lombardo, si complica, non per l’accordo in sé, bensì per le candidature che dovranno essere condivise tra Forza Italia, Lega, FdI e Centro, col presupposto di dare spazio in alcuni collegi e in alcune province a candidati non provenienti dalle due componenti maggiori. Non c’è dubbio che l’accordo è maturato per assoluta convenienza reciproca. Sondaggi alla mano, sia Forza Italia che Lega, da sole accreditate del 15% ciascuna a livello nazionale, non avrebbero mai raggiunto l’obiettivo di governare Paese e persino Regione, surclassate da un Pd in calo, ma pur sempre attorno al 28%, e soprattutto da un M5S al 30% se non oltre quella stessa soglia. Quindi, giocoforza l’accordo inter pares e con l’aggiunta di FdI e della quota centrista rappresentata da Cesa, in modo da ottenere un effetto congiunto potenziale di almeno il 35% dei voti: quota al momento inattaccabile da altri.

Questo porta a momenti confusi diversi politici e non in pectore di candidatura anche tra i pavesi più accreditati. Non a caso, Berlusconi ha sempre parlato di “candidati provenienti dalla società civile”, mentre la Lega ha sempre cercato di avallare candidature provenienti dal proprio bacino d’utenza. Per un posto al sole si è “sacrificato” Maroni; ora ci saranno altri sacrifici, come nelle migliori partite di baseball si usa fare con i corridori nella prima base per dar modo a chi è in “terza” di segnare il punto. E nel baseball, si sa, tutte le palle giocate son mazzate.

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