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Salvini a Maroni “tornerai a fare il ministro”. Ma è una trombatura

Basta Regione per il governatore uscente Roberto Maroni. Il “comunicato” tratto dal vertice di Arcore tra Berlusconi, Salvini e Meloni ha sancito di fatto lo stop alla ricandidatura dell’ex segretario della Lega Nord e ex ministro alla guida della Lombardia.

Certo, si dice, gli è stato promesso un ministero importante, di peso, perché la vittoria del centrodestra alle politiche è “sicura”.

Ma valla a raccontare altrove sta storiella. Essere presidente della Lombardia vale più di qualsiasi ministero: significa avere un potere di rappresentanza internazionale elevato, permette la gestione di svariate decine di miliardi di euro in Sanità, Trasporti, Reti. Ambiente e Servizi sociali, vale una forza contrattuale importantissima con qualsiasi governo nazionale,…

In verità, Maroni è stato trombato! E’ stato sacrificato sull’altare del compromesso sancito per cercare di portare il centrodestra alla vittoria elettorale del 4 marzo. Ed è stato messo in disparte in fretta, per dar tempo di “spingere” un’altra candidatura, più gradita a Berlusconi, in modo meno dirompente possibile.

A Maroni sono stati imputati due “insuccessi”: il poco lusinghiero esito (per numero di votanti) del referendum sull’autonomia (e anche l’averlo promosso) e la sconfitta subita per la nuova sede dell’Agenzia europea del Farmaco, finita da Londra ad Amsterdam invece di Milano. E poi c’è anche altro, come la gestione della giunta regionale.

Certo è anche che adesso cambieranno molte cose anche in merito alle candidature sia per le politiche che per le regionali, con Fratelli d’Italia che reclamerà posti sicuri a danno della Lega e qualche volta di Forza Italia, partito che porta a casa la candidatura a presidente della Lombardia. Poi che si tratti di Maria Stella Gelmini o di Paolo Romani…

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