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Visto da fuori. Caro Cattaneo, è mancato il rispetto non il candidato

Foto LaPresse 09-06-2013 Roma, Italia politica Il sindaco uscente Gianni Alemanno vota con la moglie Isabella Rauti al seggio di via Giancarlo Bitossi, alla Balduina.Photo LaPresse09-06-2013 Rome (Italy)politicsGianni Alemanno with his wife at the polling station

Una breve letterina al coordinatore pavese di Forza Italia

Ad Al Alamein su un cippo c’è scritto: “mancò la fortuna, non il valore”. La dedica è ai soldati italiani che hanno combattuto, e perso, in Nord Africa. Ad un mese più o meno esatto (mese di febbraio, il più corto) dal 4 marzo, tutto l’entourage della politica pavese si trova di fronte ad un attacco più o meno attentamente valutato e a una ritirata strategica che sta assumendo la logica del disimpegno. L’attacco è targato Forza Italia ufficiale; la ritirata Forza Italia e altro che di ufficiale non ha niente ma che di voti ne germoglia parecchi. Stolto credere che sia solo uno spezzone del bacino oltrepadano ad alzare le mani, (vile): c’è molto di più nelle truppe in ritirata. Ci sono Alpeggiani e Belloni, Barbieri e Rocca, la Valle Staffora forse in toto fino al Brallo, ma ci sono anche reggimenti pavesi, non solo con Lanave e Cavioni a mettere mano alla bandiera con cui si dice “non faccio nulla, anzi se posso aiuto altri concorrenti” . C’è il silenzio assordante di Paolo Affronti, i rumori consapevoli di Marina Azzaretti e Daniele Salerno, ma anche gli “stai fermo” lomellini di Chiari e stradellini di Brandolini, i “non ci sto” della mortarese Paola Savini, con echi a Robbio e Vigevano. C’è un riferimento potente come Maurizio Niutta, con a fianco Nicola Niutta, che a Pavia città ha sempre dimostrato di contare almeno come i Mille, primo a dire che è mancato il rispetto di chi è lì a battagliare tutti i giorni. Sempre a Pavia si vanno ad aggiungere le forze di Conti e quelle legate ad Agorà, uomini e donne di prima linea, quelli che permettevano di prenotare sale ben più capienti dell’Annunciata per dar inizio alla campagna elettorale, tra l’altro questa volta addirittura tripartita. Allora, anni addietro, si facevano figurone che spaventavano gli avversari in diretta, andando addirittura al Palaravizza per eleggere il segretario provinciale; adesso si rischia di fare un pieno con 400 persone, tra amici, fratelli e paisà. Copiando i contradaioli dissidenti che a dirla secondo alcuni non rappresentano nessuno, che non hanno bandiera alcuna. Ma si sbaglia ancora, si scende in un’arena minore per non rischiare di avere vuoti: si usa roba da pochi euro al distributore. La prossima volta, alla prima occasione, si scelga Santa Maria Gualtieri, è in centro e vicini sono tanti i bar. Certo, ora Forza Italia conta su un patrimonio nazionale che sfiora il … 16%. E in Lombardia se va bene si arriva al 20%. A proposito di Lombardia, facciamo bene attenzione ad altri numeri. La regione più popolosa d’Italia assicura al Parlamento 102 deputati e 49 senatori, che dovranno essere eletti rispettivamente 37 nei collegi uninominali e 65 nei listini proporzionali (Camera); 18 nei collegi uninominali e 31 nel proporzionale (Senato). Stando così le cose per Legge e per sondaggi prevalenti, potrebbe essere che il centrodestra in coalizione si aggiudichi tutti i 18 collegi senatoriali della regione, ma solo 7 seggi (contando i possibili resti) sarebbero appannaggio di Forza Italia nel proporzionale: 7 in ben 5 circoscrizioni elettorali, tra cui quella Pavia-Cremona-Mantova è giudicata la più debole per antonomasia, perciò potrebbe passare solo il primo candidato, l’ex sindacalista Uil e amministratore di Unipol, Giancarlo Serafini. Al secondo posto c’è Stefania Caxi, blindata a Monza, ma poco conta perché arrivare secondo nel collegio non porta dritto al Senato. Quindi la “volata” di Vittorio Pesato appare una corsa di sacrificio, magari – dimostrando l’impegno – per un posto al sole in una qualche parte della galassia. Ma chi potrà garantirlo, a partire dal 5 marzo, visto che Pesato ha scarsissime speranze di essere eletto? Si accontenterà di essere ancora una volta “il primo degli esclusi?” Con Abelli e Melazzini il gioco ha funzionato, ma al Pirellone. Certo, se ci fosse stato davvero maggior rispetto di territori, ruoli e valori…

Già, perché adesso anche chi milita e lavora per candidati di altri partiti comincia a strizzare occhi e a fare quattro conti. Situazione favorevole, per costoro, impensabile fino a pochi mesi addietro.

Per meglio comprendere diamo alcune informazioni utili tra scheda, voto e numeri. Parliamo di Senato (scheda gialla) per non fare confusione.

Il 4 marzo, al momento del voto l’elettore vedrà sulla scheda unica i nomi dei candidati delle coalizioni che rientrano nei collegi uninominali. Quindi, sotto i nomi vi saranno anche i simboli delle liste che li supportano; mentre a lato ci saranno i listini proporzionali. L’elettore sarà chiamato al voto singolo; o segnando la lista, oppure il candidato. Nel primo caso il voto andrà sia alla lista sia al candidato. Al tempo stesso, mettendo una X sul candidato il voto andrà anche alla lista e/o alle altre liste che supportano il nome.

La nuova legge elettorale prevede anche la soglia di sbarramento del 3%. Pertanto, sarà quello il limite da superare per entrare in Parlamento. Per quanto riguarda il voto elettorale, come riporta il Sole 24 Ore in base a un calcolo approssimativo, “alla coalizione o alla lista vincente servirebbe il 42% circa dei voti per ottenere una maggioranza assoluta”. Anche per questo motivo si prevede già una guerra di numeri per formare una coalizione di governo stabile. Infatti, stando a un recente sondaggio Demopolis, al momento nessuna coalizione avrebbe i numeri sufficienti a formare un governo.

 

 

 

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