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Minchia, signor presidente della Provincia di Pavia, le strade restano un disastro: si dimetta, per il bene suo e di tutti

Ci voleva la Regione, ci volevano i soldi, l’Anas e tutti gli accordi annunciati…: ci vorrebbero le dimissioni. Minchia, signor presidente, le strade della provincia fanno proprio schifo, non solo pena. E lei, signor presidente, vuole ricostruire i ponti, vuole la nuova Becca, la nuova Pieve, anzi le due nuove Pievi, quella del Cairo e quella di Porto Morone, 60 km più a valle… Ma chi viaggia, chi si scombussola cercando di non ferirsi e di non uccidere il proprio mezzo, cosa pensa di lei, signor presidente, del suo consiglio, fatto di gente che da anni, decenni, calca la scena di una provincia intesa come assessorati, potere, forza impulsiva, palcoscenico mediatico, gente che cerca persino di andare oltre, nel tentativo di calcare anche scene più belle. Minchia, signor presidente, non è stato in grado di aggiustare le strade, da anni glielo diciamo, da anni lei continua a usare le telecamere per fiondare multe laddove si viaggia a stento poco oltre i novanta, i settanta, i cinquanta. E le reclama, quelle multe, come reclama il lavoro delle Gev, gente buona, ammirevole, ma che sconfina per una divisa, per un piacere, per un’accomandita semplice che sembra il ruolo di un magistrato. Ma le strade, quelle che collegano, che uniscono città e paesi di un territorio, quelle restano pattumiera d’asfalto, buchi veri in un tragitto.

Lei, signor presidente, che, minchia signor presidente, in Comune a Pavia sta con Cattaneo, Forza Italia, e in Provincia, dove è lei il capo, con il Pd, non perde tempo a dire e dirci che mancano soldi, questioni e soggezioni; che i problemi veri sono i ponti (?), non le strade, le vicende della gente comune, i trasporti, le scuole, le logiche vere dell’ambiente, non quelle inventate da assurdi quanto anomali comitati composti da dieci persone contrarie a non si sa cosa, non i contratti anomali delle logistiche, le effervescenze di un mondo che cambia in paesi e città del territorio, anche a Pavia e in una provincia che ha la forma di un grappolo d’uva, ma che non mosta, che non cambia perché è ferma da decenni, per incongruenza e per assurdità. E lei è lì da sempre, almeno come consigliere da quando aveva 18 anni. Ora ne ha 60 e anche la pecora canta. Se non ce la fa più, se non riesce perché sono troppi i patemi, tanti gli assurdi, non  se ne faccia una ulteriore colpa e lasci, torni in università, perché un conto è la ricerca ed un altro ricercare cose che impongono cambiamenti. E le strade della provincia impongono almeno un asfalto cambiato in tutto e a nuovo.

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