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Vivendo la Bassa Pavese. Ma Berneri lo sa che Grossi la pensa così?

Veduta aerea di S. Cristina e Bissone

Tanto baccano contro il nuovo impianto A2A di Corteolona e adesso si scopre che Santa Cristina pensa ad un proprio impianto di trattamento della frazione umida dei rifiuti… targato multinazionale USA

Si direbbe “tanto rumore per altri e poche chiacchiere su se stessi”. Così appare oggi il quadro di una situazione paradossale venutasi a cerare nella Bassa Pavese, terra di gente per bene e di emblemi vaganti. Da anni si sta facendo tanto rumore per via del progetto, da tutte le autorità promosso, di un nuovo impianto di termovalorizzazione da installarsi a Corteolona, proprio nel luogo in cui da due decenni è presente un impianto che ha fin qui risolto uno dei nodi focali del vivere moderno: stabilizzare, riciclare e trasformare i rifiuti, salvaguardando il più possibile l’ambiente, senza invadere con impatti traumatici l’habitat e tutelando la salute umana. Prima Ecodeco e poi A2A sono riusciti a mettere in atto un “sistema” più che soddisfacente nel trittico esigenze contestuali, ingegneria impiantistica e soluzioni ecologicamente sostenibili, tale che quello di Corteolona è risultato un impianto capofila, copiato nelle progettazioni più avanzate di diverse aziende pubbliche e private mondiali che si occupano di “rifiuti e del loro riciclo”. Comunque, l’attenzione dell’opinione è stata sempre particolarmente vigile; tutti gli enti preposti hanno mostrato sia la necessaria collaborazione istituzionale che le adeguate osservazioni. Regione Lombardia, Provincia di Pavia, Arpa, le varie sigle del sistema sanitario succedutesi, dall’Asl all’Ast, Ministeri competenti, Istituti di Ricerca e Autorità giudiziaria, quando richiesta, hanno sempre dato parere favorevole ad un impianto che più che “pilota” è apparso come ecologicamente “sostenibile” e tecnologicamente adeguato. A Corteolona nulla è mai stato fatto se non a “regola d’arte”, non da ieri bensì da sempre!

Eppure, forse vista la moda è il pensiero corrente di una “fraudolenza intrinseca” a tutto ciò che si muove – una moderna inquisizione – si sono alzati paladini vistisi legionari pro tempore, magari in virtù di cariche politiche raggiunte grazie a un consenso plurisostanziale e non certo unidirezionale. Tant’è che quando sono “partiti” i richiami a marce e proteste indirizzate, i numeri consensuali sono stati davvero minimi. E non sono state certo ragioni politiche o di principio a “fermare” la gente della Bassa, la stessa che forse ha capito che la questione di fondo aveva ragioni più che altro personalistiche: un “contro” che in molti hanno colto come un a priori più che una testimonianza di una ragione pur sempre verificabile e inalterabile.

Tant’è anche che ora si scopre che a Santa Cristina e Bissone, patria di un sindaco “puro” come Grossi, ci si sta preparando per ospitare un impianto di trattamento della frazione umida dei rifiuti di digestione anaerobica, che comunque presenta una serie di criticità viabilistiche ambientali che non sono certo diverse da quelle che gli stessi “puri” hanno attribuito all’impianto di Corteolona. Inoltre, in barba al fatto che le stesse cose le fa e potrebbe addirittura fare meglio l’impianto di A2A. Allora, delle due l’una: o A2A vende balle o A2A ha ragione. Non è certo che cambiando committente, scegliendo una multinazionale targata USA, che si cambia il registro delle cose. Se si è “contro” un principio tecnologico e ambientale, questo contro deve essere globale non unidirezionale, altrimenti… E poi, le lotte fatte a fianco di Monticelli Pavese ( 12 Km in linea d’aria da Cascina Mazzola – Corteolona, 480 residenti) del sindaco ingegner Berneri, o di Miradolo Terme, del vice sindaco Dehò, che senso hanno alla luce delle cose e delle novità che sopraggiungono? Bisognerebbe chiamare all’appello la gente della Bassa, quella che finora ha potuto vedere striscioni eclatanti nei pressi dei municipi o alla rotonde delle strade di accesso ai propri cortili, con la palese scritta “No al triplicamento dell’inceneritore di Corteolona” per capire cosa succede. Ma forse non serve, perché la stessa gente ha votato e non ha certo scelto la forza politica che ha spinto per buttare tutto a monte, tecnologia, impianto e soluzioni, per tornare magari a riversare ogni cosa nel colatore Nerone.

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