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Trasporto pubblico locale, a Pavia un cambio di gestione gestito da cani

Non interessano i nomi di chi esce e di chi subentra, interessano di più il metodo, i tempi e il valore del “cambio”. A Pavia ormai ci siamo abituati a tutto: essere tra i capoluoghi con maggior reddito pro capite dichiarato, avere metà della città “dismessa”, tra aree ex industriali, case e negozi in vendita, sapere di un  Ateneo tra i più ambiti d’Italia, chiedere l’intervento delle Gev di Inverno Monteleone, un doppio paesino al confine del Lodigiano, per sorvegliare il centro al fine di evitare che sia deturpato dalle immondizie… A Pavia abbiamo il 10 e lo 0 in pagella, che non fanno per forza media in tutte le materie. E siamo anche riusciti a combinare un casino infernale con il cambio di gestione del Tpl, il Trasporto pubblico locale! E non è un cambio da poco, perché vale svariate decine di milioni, oltre 400 posti di lavoro, una mezza rivoluzione (positiva) nel “parco macchine” e un segnale fortemente negativo per l’industria del trasporto provinciale. Insomma, più che alla stesura di un progetto a forte impatto economico e sociale, si è assistito alla sistemazione della cuccia di un cane. Ma non è in questo modo che si programma una città e una provincia, già per altro piuttosto – diciamo così – complicata.

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