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Pavia e il bando Tpl, una grossa porcata o una grassa porchetta?

Non è la vincita al jackpot del fortunato siciliano, ma sempre di 120 milioni si tratta ed è il valore del bando della Provincia di Pavia per il conferimento del servizio di trasporto pubblico locale sull’intera rete di competenza. Bando approvato unanimemente dal consiglio provinciale, pubblicato e conferito, legittimamente, ad Autoguidovie. Quindi tutti d’accordo per il passaggio di consegne, salvo poi alcune miriadi di distinguo: dal Comune di Pavia, o da una parte di esso; dalle organizzazioni sindacali, o da una parte di esse; dalle forze politiche, o da una parte di coloro che hanno alzato la voce, contro!

Fatto sta che dal bando all’aggiudicazione e alle successive vie di fatto c’è stato un gran casino: lavoratori che all’improvviso sono stati conteggiati in sovrannumero (forse), consiglieri contrari e prima favorevoli, consiglio comunale indetto per l’occasione e arrivato alle schermaglie degne di un duello, società vincitrice mai presente ai tavoli di discussione, esuberi chiamati a vestire i panni di Asm Pavia (sempre forse), a far non si sa bene che cosa. In ballo un servizio indispensabile per il territorio quanto importante per l’occupazione: oltre 400 persone coinvolte in un cambio di casacca che ha tolto di fatto e di competenza potere dialogante alle ditte di trasporto pavesi, con altri difetti funzionali nei punti di deposito.

Ci sono questioni che fanno apparire una scelta iniziale – il bando – una grossa porcata, paragonabile alle legge elettorale scaturita col “rosatellum”: voluta da tutti e finita col favorire chi non si voleva fosse favorita, l’incertezza. La fetta del discorso, però, fa capire che la ghiottoneria l’ha fatta da padrona e forse solo quello è stato il fine ultimo della questione, senza andare troppo per il sottile.

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