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Ex area Neca, il piatto ghiotto si rilancia. O no?

Aldo Poli

Era arrivato Fuksas, con Cattaneo, ora si fa avanti Longheu, con Depaoli. Il primo, parlando di sindaci, lo ha fatto all’inizio, il secondo alla fine (del mandato s’intende). In mezzo c’è sempre lui, l’onnipresente Aldo Poli, vero deus ex machina dell’amorfismo di Pavia e della sua insipida storia recente. Poli è in Ascom (da una data che conosciamo benissimo e per causa dichiarata in primissima persona), è alla Fondazione banca del Monte, è in Cattolica Assicurazioni, è alla Scala di Milano, … Poli è e sta a Pavia come la chiave inglese sta al bullone: se gira smolla, se controgira chiude. Eppure, si può dire, di anni ne sono passati e di impegni presi si è scritto almeno un libro, di migliaia di pagine. L’area ex Neca è ancora lì, squallida e padrona di una parte importante dello sguardo su Pavia. Anni fa, era il 2009, c’era un progetto da 90 testoni; ora si dice siano 120, i testoni da spendere, come se fossero milioni. Allora iniziava la crisi, ora ne stiamo uscendo (dalla finestra) e ciò giustifica ben il 25% aggiuntivo. Si dice, che sia quello il progetto e che siano quelle le cifre: Si dice, il che vuol dire che si sente il mormorio. E i si dice sono quelle cose che si sanno ma che si dicono per non dirle, che si lanciano nel fiume sapendole destinate a un’onda: sono le parole che servono ad aprire brecce o a sperare che le brecce si possano aprire. Sono il nulla fatta pietanza, quelle parole, perché oggi si sa e domani magari si saprà. Poli, Aldo Poli, uomo illustre nel mondo del commercio, uomo di mercato ovvero uomo abituato alle grida, vecchio conio della Borsa. Rumors? Tutto o-kay, per modo usuale di dire.

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