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Bettino Craxi, quante cose aveva previsto!

La lungimiranza e la capacità di interloquire di un uomo che alla Storia risponde col nome di Bettino Craxi sono di un’attualità estrema.

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Il libro della figlia, onorevole Stefania Craxi, raccoglie vicende e scritti dello statista socialista che in Patria (parola difficile) ha avuto podio e polvere, con un processo ideologico e culturale colmo di ambiguità e pregiudizi populisti. Eppure, le visioni di Europa, globalizzazione, area mediterranea, immigrazione, occupazione, fratture economiche, diseguaglianze sociali e pace tra i popoli, sono di un’attualità estrema. Politica estera e interna di pari passo, con la forza persuasiva e dialogante, sono stati i punti fermi della politica di Craxi presidente del Consiglio e segretario del PSI, un partito di sintesi nei momenti in cui a prevalere era l’interesse nazionale su un dualismo esacerbato tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista, che avevano visioni opposte in quasi tutti gli scacchieri, dal lavoro ai salari (si pensi alla scala mobile), dai missili Usa a Sigonella ai rapporti con i Paesi della sponda africana del Mediterraneo, dai dissidenti russi alla dittatura in Cile, dagli aiuti alle nazioni in via di sviluppo alle aperture con la Cina… Tutte questioni che mettevano l’Italia in ruoli chiave, mentre oggi a fatica si tenta un approccio arduo su un arbitrato sulla Libia, ci si infrange sul dramma dell’immigrazione, si sbatte contro la Commissione europea non solo per la legge di bilancio, si è esclusi dalla presenza nelle grandi ribalte internazionali. Un’Italia diversa in un mondo diverso, che però Craxi aveva intuito profilarsi.

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