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Fitch abbassa le stime di crescita dell’Italia

L’agenzia di rating aggiorna l’outlook globale prevedendo una crescita limitata allo 0,15% per il 2019 rispetto all’1,1% indicato nei mesi scorsi. Per il 2020 il tasso è previsto allo 0,5%

Un’altra scure si abbatte sull’Italia. In attesa del giudizio del rating del Paese che dovrebbe essere pronunciato da Moody’s, arriva la doccia fredda di Fitch. L’agenzia di rating, infatti, proprio oggi ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita economica italiana nell’aggiornamento a marzo 2019 del Global Economic Outlook.

In particolare gli analisti prevedono ora una crescita limitata allo 0,1% per il 2019 rispetto all’1,1% stimato negli scorsi mesi, mentre le previsioni sul 2020 vedono invece una crescita dello 0,5%. Stime molto negative che ovviamente pongono dubbi sulla tenuta dell’economia nazionale e sulle scelte del governo (reddito di cittadinanza e Quota100 in primis).

Gli analisti di Fitch sottolineano come l’Italia sia entrata in recessione per la terza volta negli ultimi dieci anni, principalmente a causa dell’esaurimento delle scorte nell’ultimo trimestre 2019 e per la debolezza della domanda interna. Per questa ragione, gli ultimi dati a disposizione “ad alta frequenza non suggeriscono che una ripresa sia imminente”.

Tuttavia, spiegano da Fitch, “la performance solida dell’export è stata solida nonostante il rallentamento del commercio globale”, anche se le esportazioni “dovrebbero moderarsi nei prossimi trimestri”. In effetti fino alla fine del primo semestre 2018 i dati relativi alle esportazioni erano particolarmente positivi, mentre un rallentamento si è registrato nella seconda parte dello scorso anno. Secondo l’agenzia di rating, comunque, le prospettive dei consumi interni dovrebbero invece essere migliori, grazie all’aumento dei salari reali e all’introduzione del reddito di cittadinanza.

Sempre in termini di domanda domestica gli analisti di Fitch stimano che “la spesa per investimenti rallenti bruscamente nel 2019, dopo aver già frenato negli scorsi mesi. Questo in parte rifletterà la diminuzione degli stimoli fiscali ma anche il brusco aumento dei tassi di finanziamento sovrani probabilmente sarà un fattore”. In particolare “lo spread con i Bund tedeschi rimane largo”.

Va ricordato che durante le giornate di Davos il Fondo monetario internazionale aveva tagliato allo 0,6%, dall’1% di ottobre, la previsione di crescita per l’Italia nel 2019, mantenendola allo 0,9% per l’anno successivo. Mentre a inizio dello scorso mese di febbraio la Commissione Ue aveva rivisto la previsione di crescita del Pil italiano nel 2019 abbassandolo dal +1,2% delle previsioni autunnali a +0,2 per cento.

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