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Catasto frutticolo, non servivano 5 milioni

 

I cinque milioni di euro per il castato frutticolo nazionale (la manovra di bilancio 2019/21 stanzia due milioni di euro per quest’anno, tre per il 2020) hanno fatto drizzare le antenne alla redazione di Report, che ha organizzato una serie di interviste, andate in onda tra operatori del settore. E il titolo del servizio (“Piccole norme, grandi mance”) non lascia dubbi sul messaggio veicolato dalla nota trasmissione di Rai 3. Report, in sostanza, giunge alla conclusione che i dati, sia pure incompleti, già ci sono (a disposizione di Agea e Mipaaft) e che sarebbe sufficiente invitare le Regioni a comunicarli in maniera esaustiva “con una semplice circolare”.

La giornalista Rosamaria Aquino, dopo aver inquadrato con numeri di fonte Coldiretti il settore e specificato che “il rischio sovapproduzione è sempre in agguato”, spiega che “per fronteggiare questo pericolo il Parlamento ha deciso di introdurre il Catasto della frutta stanziando cinque milioni di euro”.

“Ma è una cosa che si sarebbe potuta ottenere gratuitamente in pochissimo tempo – dice senza mezzi termini il produttore romagnolo Fabiano Mazzotti – Tutti gli agricoltori hanno infatti l’obbligo di redigere e aggiornare un Piano colturale”. Mazzotti mostra le carte del Piano 2019 della sua azienda e aggiunge: “Chi ci rappresenta sa benissimo che i dati ci sono”. La scena cambia e l’inquadratura si sposta su Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti che a tal proposito spiega come “non tutti i dati siano presenti in forma aggregata: talvolta manca l’indicazione delle varietà, alcune Regioni non li trasmettono”. E servono 5 milioni per recuperarli, chiede la giornalista? “Non sono io ad aver stanziato i soldi”, conclude Bazzana-

Il microfono passa ad altri due produttori romagnoli, Franco Faggioli (“il catasto esiste da tempo, le cooperative ce l’hanno e trasmettano i dati ad Agea”) e Massimo Scozzoli (“Tutti gli agricoltori dovrebbero avere il dettaglio dell’attività con il Quaderno di Campagna… Il Catasto frutticolo? Mi viene da dire sia stato istituito e finanziato per favorire qualcuno…).

E al coro dei perplessi si aggiunge Roberto Orlandi, presidente del collegio nazionale Agrotecnici, il quale ribadisce che in Emilia Romagna e in altri importanti territori produttivi, dal Trentino Alto Adige al Piemonte al Veneto, il catasto già c’è, “basterebbe che alcune regioni aggiungessero poche righe e il gioco sarebbe fatto”.

Ma chi gestirà il catasto, si chiede la giornalista di Report? Le telecamere si spostano nella sede dell’Ice di Roma nel giorno – giovedì scorso – della presentazione di Macfrut e cercano Paolo Bruni, presidente di Cso Italy. “Cavalier Bruni è vero che lei è stato tra i primi a proporre e chiedere l’istituzione del catasto?”, la domanda. “No”, risponde Bruni che alla successiva sollecitazione della Aquino replica: “Al Cso non hanno chiesto di gestirlo e se anche lo chiedessero, non saremmo in grado di farlo. Il catasto relativo ai nostri soci lo abbiamo da sempre e possiamo metterlo a disposizione, ma non abbiamo la capacità e la forza lavoro di occuparci di un catasto nazionale”, afferma Bruni.

La linea torna allo studio dove il conduttore Sigfrido Ranucci afferma che i 5 milioni di euro potrebbero “colmare” questa lacuna permettendo di gestire il servizio e conclude: “Abbiamo interpellato Mipaaft e Agea, non hanno voluto commentare”.

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