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Carige, altra volata di sacrificio per lo Stato

E da Mps il Ministero dell’Economia non potrà più uscirne: passare la mano con le azioni a 1,2 euro significa perdere 5 miliardi di investimenti

Fondi Usa, Malacalza Investimenti, Unicredit, Arabi e altri ancora… una lunga storia di chiacchiere ha attorniato gli ultimi tempi di Banca Carige, col solo distintivo del nulla. Si dice che in Italia le banche non possono fallire, ma di fatto sono fallite cinque popolari (Etruria, Carichieti e Banca Marche prima; Veneto Banca e Popolare Vicenza, dopo), una Spa (Carife) e una delle big (Mps). Sull’orlo del disastro ci sono Popolare di Bari e Creval; nel burrone c’è Carige. Anni fa la stessa sorte era capitata a Banca Nazionale dell’Agricoltura, Credito Artigiano e Banca di Roma, salvate in patria; Cariparma, Bnl e Banco di Sardegna, finite in mani estere. Nel bel mezzo hanno fatto kaputt una ventina di BCC, e tante altre sono state divorate da consorelle. Si diceva che dopo le vicissitudini di Banca di Roma e di Banca 121, con Antonveneta e Banco Ambrosiano, dopo la spavalderia della Popolare di Lodi e le tante illusioni vendute come oro colato di Credinord, tutto sarebbe stato diverso e che il mondo finanziario basato sul sistema bancario era saldo e protetto. Si diceva che casomai sarebbero stati tedeschi e francesi a dover avere paura di se stessi e delle loro banche. Si diceva e si è detto fino a ieri un sacco di palle fruste, indigeribili. Ora siamo qua, di nuovo con un governo (del cambiamento) pronto a mettere le mani nel portafoglio di Pantalone per salvare una banca decotta, derubata e distrutta dai suoi stessi azionisti di riferimento, una banca che ha fatto prestiti miliardari senza le dovute garanzie e senza che chi ha ricevuto i quattrini abbia mai pagato nemmeno una rata. Così sono “buoni” tutti nel far soldi, a carico dello Stato e in ultimissima analisi a carico del contribuente, il solito cittadini italiano che ha mutui sulle spalle e famiglia da mantenere.

 

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